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Le Origini del Sistema di Scommesse in Italia: Dal Monopolio Statale alla Liberalizzazione
Per comprendere l’attuale configurazione del mercato, è essenziale risalire alle origini del sistema di scommesse italiano. Fino agli anni Novanta, il settore era dominato quasi esclusivamente da enti statali come il CONI e la SISAL, che gestivano le poche forme di gioco legale disponibili, principalmente il Totocalcio e le lotterie nazionali. Il modello era quello di un monopolio pubblico, concepito non solo come strumento di controllo del gioco d’azzardo, ma anche come fonte di finanziamento per lo sport italiano e per le casse dello Stato.
La svolta decisiva arrivò con la direttiva europea sulla libera prestazione dei servizi e con le successive sentenze della Corte di Giustizia Europea, che misero in discussione la compatibilità del monopolio italiano con il diritto comunitario. Il caso Gambelli del 2003 e il caso Placanica del 2007 rappresentarono pietre miliari giuridiche che costrinsero l’Italia a ripensare profondamente il proprio approccio regolatorio. Il legislatore italiano rispose con una serie di riforme graduali che aprirono progressivamente il mercato a operatori privati, sempre nell’ambito di un sistema di concessioni controllato dall’allora Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato (AAMS), poi confluita nell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM).

















